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Nella speranza di far cosa gradita ai nostri lettori riporto l’intervista concessami da Claudio Pistolesi, ex tennista professionista, amico e compagno di gioco di vecchia data. Persona che ha dedicato la vita al tennis, oggi tra gli allenatori maggiormente riconosciuti a livello internazionale.

1- Caro Claudio, hai allenato diversi professionisti, uomini e donne, il più forte forse è stato lo svedese Soderling, l’indimenticato carnefice di Nadal al Roland Garros 2009. Pertanto sai indicarmi una caratteristica fondamentale generalmente presente nel tennista professionista?

“Il tennista moderno, a mio avviso, ha due caratteristiche diverse rispetto al passato, diciamo rispetto ad almeno 15 anni fa. Ha l’obbligatorietà di curare in modo quasi maniacale la parte fisica e la parte mentale e tenere comunque molto alto il tasso tecnico nella maggioranza delle situazioni tennistiche che fronteggerà’ nei tornei. Ha dietro l’angolo ogni settimana il pericolo di abusare del sistema immunitario che, con i ritmi e i carichi di stress che lo attaccano da diversi lati, e ‘ molto più’ a rischio rispetto ai tennisti del passato e può’ creare problemi all’organismo e, nel migliore dei casi, preparare il terreno per infortuni se non si fa una importante opera di prevenzione”.

2- Nella formazione di un giocatore pensi sia utile fare altre esperienze, anche parziali, in altre discipline sportive?

“Secondo me assolutamente si, per diversi motivi. Ad esempio uno sport come il basket e’ complementare in fase di preparazione e assicura un tasso di divertimento necessario per godersi il percorso duro della fase preparatoria ai tornei. Il calcio o calcetto e’ troppo pericoloso. Oppure ricordo quando feci la preparazione a Tandil, in un centro molto famoso, perché’ da li sono usciti molti giocatori argentini importanti (due su tutti Guillermo Perez Roldan e Juan Martin Del Potro) e ricordo che parte integrante della preparazione erano quattro sedute di Boxe a settimana dove si allenavano pugili professionisti. Oppure ricordo allenamenti sulla forza esplosiva fianco a fianco con Giancarlo Biscarini a Perugia che credo abbia ancora oggi, con 8.02, una delle misure migliori nella storia del salto in lungo italiano. Ho fatto solo alcuni esempi che mi riguardano ma potrei andare avanti parecchio, quindi la risposta e’ certamente si.”.

3- Giocare il doppio credi possa avere un peso nella costruzione di un tennista?

“Anche qui la risposta e’ assolutamente affermativa. Il motivo principale che mi porta ad allenare i miei giocatori nell’arte del doppio e’ che nella stessa settimana di torneo e’ l’unica opportunità’ di competere a livello ufficiale se si e’ usciti dal singolo. A mio avviso la fiducia in te stesso e i miglioramenti diventano “tuoi” se sai utilizzarli per vincere partite ufficiali poiché’ in allenamento e’ impossibile evidentemente riprodurre artificialmente lo stato emozionale della competizione ufficiale. Quindi il doppio, a mio avviso, e’ assolutamente uno strumento fondamentale per la crescita di un tennista. Un peccato che i tornei nazionali in Italia non prevedano praticamente più’ il doppio”.

4- Per un tennista professionista è meglio puntare a migliorare i punti di forza o piuttosto colmare quelli di debolezza?

“Vanno secondo me svolti entrambi questi lavori in parallelo, ma terminerei l’allenamento sempre lavorando sui punti di forza. Fondamentale il linguaggio che il coach utilizzerà’ che fa molto spesso la differenza nel miglioramento generale del tennista pro. Non parlerei mai di “debolezze” o “colpi scarsi” o con sarcasmo gratuito “sei negato di dritto”, ma dividerei sempre la terminologia in colpi “che vanno bene”, anzi benissimo, e colpi ” da migliorare”. Il linguaggio utilizzato determinerà’ in gran parte il successo del lavoro del coach”.

5- Area mentale, fisica e tecnica, quanto spazio in percentuale è conveniente dedicare a ciascuna di queste tre componenti della prestazione. Inoltre, nello specifico, quali sono le eventuali differenze nella “off season” e nel periodo delle competizioni?

“Come dicevo prima a mio avviso la forma mentis che un tennista Pro deve avere e’ di curare al cento per cento ogni aspetto. Io considero quattro grandi aspetti. Oltre a quello mentale, fisico e tecnico, aggiungerei quello organizzativo, cioè’ le decisioni “off court”, il programma di tornei, la scelta del team intorno a lui, i metodi di finanziamento dell’attività’, tutti fattori che di certo vanno ad influenzare il livello tennistico che il soggetto in questione esprimerà'”.

6- Se tu potessi scegliere una qualità in ognuna delle tre aree sopramenzionate e donarla a un tuo pupillo cosa sceglieresti?

“Nell’aspetto mentale un buon “self talking” durante il match, ad esempio Nadal a mio avviso ha il miglior self talking possibile. Nell’aspetto fisico la capacità di recupero , sia tra un punto e l’altro che tra un match e l’altro. Nell’aspetto tecnico il timing nella risposta. E aggiungerei, visto che per me gli aspetti sono quattro, in quello organizzativo la capacità di scegliere il proprio team, cioè’ le persone di cui fidarsi, ognuno nel suo rispettivo ruolo (coach, preparatore fisico, agente, dirigente, sponsor) durante la carriera”.

7- Quando il tuo giocatore perde, o peggio, attraversa un momento difficile della carriera, qual è la prima cosa da fare e invece quella da evitare?

“Dare un’interpretazione positiva degli eventi che sta vivendo. Se e’ molto giù non può’ che fare meglio nel futuro prossimo. Invitare il giocatore a prendere il momento negativo come una sfida con se stesso perché’ il tennis vuole vedere quanto e’ “tosto” mentalmente e vuole misurare la sua capacità di attraversare delle difficoltà’. Poi farei dei test fisici per misurare come sta messo a livello di forza esplosiva, di peso corporeo, di velocità’, ecc. Infine esplorerei con delicatezza se la sua vita privata sta in qualche modo interferendo col tennis e cercare, senza mai oltrepassare il limite consentito della privacy, di consigliarlo per il meglio per la sua vita privata su cui ricostruire la vita tennistica. Da evitare ultimatum o “minaccini” tipo “se non vinci la prossima partita non lavoro più’ con te”. L’intervento del coach e’ previsto molto di più’ quando si perde che quando si vince, il coach deve far capire di essere sulla stessa barca e se insieme si torna a vincere, questo cementerà’ moltissimo la collaborazione tra coach e giocatore. Insomma questi periodi negativi, ovviamente se il coach crede nel giocatore, possono essere anche per il coach una opportunità’ per migliorare il proprio lavoro e migliorare se stesso nell’affrontare le difficoltà'”.

PistolesiSoderling

8- Oggi i giocatori, al contrario di un tempo, viaggiano tutti con al seguito allenatori, preparatori mentali e fisici, ecc., perché allora si assiste spesso a partite condotte in modo approssimativo sul piano strategico e tattico?

“Perché anche se riempi lo stadio di coach, preparatori, psicologi e supporti vari tutti per un giocatore, solo questi non potrà’ aspettarsi che altri vincano la partita per lui. Il lavoro di ricerca di forza all’interno e non all’esterno sarà sempre l’ultimo ostacolo per un tennista, il più’ difficile”.

9- Credi che nel prossimo futuro il tennis maschile migliorerà ulteriormente il suo livello di gioco?

“Se parliamo di livello penso di si, soprattutto nel prendersi un vantaggio determinante col servizio. Se parliamo di spettacolarità e godibilità dello spettacolo tennistico lo spero ma non ne sono purtroppo affatto sicuro. Dipenderà molto dalla qualità dei coach nel formare i tennisti Pro”.

10- E quello femminile?

“C’e’ più’ margine di miglioramento nel tennis femminile rispetto al maschile sia in termini di valore tennistico assoluto che a livello di spettacolarità. Il terreno emozionale su cui lavorare nel tennis femminile e’ molto più’ ampio, e lo spettacolo tennistico passa molto attraverso le emozioni, secondo me, che i tennisti riescono ad esprimere durante un match”.

11- Quali sono le principali differenze nell’allenare un uomo piuttosto di una donna?

“Secondo la mia esperienza la parte emozionale e quindi anche l’approccio comunicativo che un coach deve tenere con una donna rispetto a quello che deve tenere con un uomo, e’ totalmente diverso. Se alleni una donna e’ molto più’ importante il “quando” dire qualcosa alla giocatrice del “cosa”. Se alleni nel maschile il “cosa”, a prescindere dal “quando” ha invece la priorità. Questa e’ la maggiore differenza comunicativa”.

12- Attualmente, se non erro, lavori in una accademia di tennis in Florida, cosa mi racconti di questa tua nuova iniziativa”

“Attualmente non lavoro in nessuna accademia bensì’ mi occupo di presiedere la mia società, la CPE (Claudio Pistolesi Enterprise, di cui sono il CEO) la missione della quale e’ di creare e diffondere cultura sportiva, non necessariamente tennistica, con il supporto di Partners che giudico eccezionali. E’ ovvio che il tennis sarà sempre lo sport centrale della mia società e non può mancare un training center tennistico che gestisco qui a Jacksonville in Florida, dove risiedo. Un concetto un po’ diverso da quello di accademia che e’ un termine un po’ inflazionato che non sento mio”.

13- Inoltre, sempre se non sbaglio, sei sempre Presidente nel “Board” dei coach ATP, pertanto quale tipo di finalità e quali iniziative future avràquesto istituto che presiedi?

“Per essere precisi sono stato eletto tre volte come rappresentante dei coach ATP in seno al Players Council dell’ATP. La prima volta nel 2010 e poi ancora nel 2012 e 2014 visto che ogni mandato dura due anni e sono in carica sino a luglio 2016 . Fino al 2014 il Presidente del Players Council, e quindi anche il mio, e’ stato Roger Federer. Le finalità nostre come Council sono appunto di consigliare il Board dei giocatori che tutelerà i nostri diritti nel Board al completo che e’ formato da tre rappresentanti dei tornei, tre dei giocatori più il CEO dell’ATP, che e’ spesso decisivo nelle decisioni da prendere . Per le iniziative future sono tenuto alla riservatezza più stretta però mi fa piacere approfondire la storia recente del mio operato all’interno del Players Council ATP negli ultimi quattro anni. Ovviamente mi riferisco riguardo al mio ambito, cioè quello dei coach professionisti. Sul sito ufficiale dell’ATP, se si clicca su “players” appare oggi la lista dei coach ufficiali dell’ATP. Io sono il papà di quella lista, che ho pensato e creato con l’aiuto decisivo dello staff dell’ATP, formato da professionisti veramente in gamba. Precedentemente alla “mia” lista il titolo di Coach ATP non aveva all’atto pratico nessuna rilevanza, oggi invece a detta di tutti e’ il titolo più ambito da un coach di tennis. Sono estremamente orgoglioso del lavoro che sto svolgendo nel Players Council con il supporto di tutta la famiglia ATP. Questo lavoro e’ oggi riconosciuto nell’ambiente come un passo storico nell’ambito del coaching del tennis professionistico”.

14- Ultima richiesta. Cosa dici di un saluto ai lettori di Dailytennis?

“Saluto caramente i lettori di Dailytennis e auguro di cuore un Buon Natale e un 2016 tutto tennistico! Lasciatemi ringraziare inoltre Luca Bottazzi per il lavoro straordinario che sta facendo con i suoi libri e le sue ricerche per un enorme contributo alla cultura tennistica italiana, che spero presto possa esportare traducendo i suoi lavori in inglese”.

Il mio ringraziamento invece va a Claudio Pistolesi per la disponibilità e la gentilezza avuta nei miei confronti e soprattutto con i nostri appassionati lettori.

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